L’insostenibile leggerezza del mainstream

È da un po’ che ho voglia di scrivere un post sui miei film preferiti, ma continuo a rinviare perché penso che dovrebbero essere dei film particolarmente profondi, o con un valore artistico.
Invece sono semplicemente dei film di cui per qualche motivo mi ricordo ancora adesso, a distanza di mesi o anni. Non mi interessa se hanno vinto o meno dei riconoscimenti, se questo o quel il regista è particolarmente celebre, se la fotografia è pessima o hanno una superba gestione delle luci.
Sono i miei preferiti per il semplice motivo che mi piacciono.
Per stavolta, parlerò di…

L’A.S.S.O. NELLA MANICA
(lo trovate su Netflix!)

Per lavoro, devo leggere tantissime storie, a volte in fretta e a volte ancora più in fretta. In certi casi sono dei capolavori che, se avessi tutto il tempo che desidero a disposizione, centellinerei gustandomi ogni pagina, invece devo tenere un ritmo da centometrista mentre il mio cuore di lettrice piange. Forse è per questa overdose di storie che in realtà mi capita raramente di venire veramente colpita da una trama. Sono anestetizzata?
In ogni caso, è successo con questo film. Perché?
Perché è semplice.
Perché ha un che di geniale.
Parla di una ragazza che scopre di essere un A.S.S.O. (Amica Sfigata Strategicamente Oscena, l’amica bruttina che ci si porta dietro per sembrare più belle) e decide di cambiare.
Chiede aiuto al personaggio maschile più brutalmente sincero (e sexy) sul pianeta e in una girandola di gag che mi hanno fatta piegare dal ridere, in cui c’è spazio anche per una vipera/rivale, si convola al risultato finale (che non vi spoilero).
Le mie conclusioni?
Ci vogliono film che facciano ridere.
Quando ero all’università e studiavo Lettere, mi sono capitati esami in cui solo il monografico era costituito da trenta (!) libri di autori inutilmente intellettuali e credo che sia da quell’epoca che ho consolidato la passione per il mainstream. Avevo bisogno di riposarmi. Di ridere. E di non leggere frasi con una costruzione di coordinate e subordinate che si snodasse per dieci righe prima di un punto.
Nota bene: Il libro non c’entra assolutamente niente con il film, ma ricorderò sempre con piacere la notte in cui, mentre ero ricoverata in ospedale imbottita di antidolorifico, me lo sono comprata su Kindle e l’ho letto tutto d’un fiato. Se vi capita, leggetelo anche voi. Non voglio spoilerarvi in cosa è diverso dal film, ma sappiate che merita.

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