Un sabato pomeriggio, una riflessione

Inizia tutto un anno fa.
Oppure quando da bambina non sopportavo i pantaloni rosa slavato della tuta che i miei mi facevano indossare per andare alle elementari, sognando gonnelline o tuniche da mago.
Oppure quando una mia amica mi disse “ormai siamo vecchie e non possiamo più fare tante cose” (nota bene: a trent’anni!) e io partecipavo ai nazionali di Risiko e progettavo una vacanza in Giappone.
O quando una sera chiesi a degli ospiti che avevo a casa se volevano del gelato: mi risposero di no ma quando io lo mangiai poi lo vollero tutti.
Ma soprattutto inizia un anno fa, nel senso che a volte, nella propria vita, io credo che ci siano degli eventi in cui una situazione si palesa alla nostra consapevolezza con un chiarore abbagliante.
Era il giorno di Pasqua e per caso, andando a bere qualcosa in un locale della mia città, scoprii che era venuta a Trieste una mia amica di Modena e così ci ripromettemmo, il giorno dopo, di fare colazione insieme. Io avevo un anello che tenevo da parte per il momento in cui sarei andata a trovarla a Modena, allora pensai di sfruttare l’occasione per darglielo.
La mattina, andai nel caffè dove volevamo fare colazione e la trovai, assieme a suo marito, al tavolo che si stavano mangiando un cornetto. Salutai, entrai nel caffè, ordinai un prosecco, ci misi dentro l’anello e glielo portai.
Non so se vi è mai capitato, ma personalmente l’idea di ricevere un anello in un bicchiere di spumante, o vino, o altro mi ha sempre affascinata sin da quando la vidi la prima volta in un film. La mia amica rimase estasiata (o così mi è parso, eh eh). Sapete cosa vi dico? È anche molto bello regalarlo.
La verità è che è bello.
Organizzare una caccia al tesoro un weekend qualsiasi di un mese qualsiasi solamente perché va così.
Trovarsi con le amiche e pescare a caso regali beneaugurali per rendere speciale un’uscita settimanale.
Passeggiare ogni giorno sul lungomare e scattare una foto sempre alla stessa ora nello stesso punto per vedere quaranta giorni del panorama che ami di più.
Salutare un amico online ogni giorno augurandogli ogni volta la buonanotte in una maniera sempre più enfatica.
Mandare una lettera a uno zio una volta a settimana per il piacere di sapere che lui le leggerà.
Divertirsi a dividere le caramelle per colori e mangiare per prime quelle marroni.
Farsi un servizio di piatti comprandone uno diverso dall’altro.
Abbandonare un regalo su una panchina lasciando che sia il destino a consegnarlo a chi arriverà per primo.
A volte passiamo la vita aspettando che accada qualcosa di “magico”, che qualcuno ci dica la frase giusta, che si presenti con il regalo giusto, che ci porti via dal grigiore di giornate sempre uguali.
Secondo me invece la magia, il divertimento, la meraviglia sono cose che si creano attivamente, che richiedono impegno, che regalano gioia e danno un senso di appagamento.
Se dovessi dire cosa mi piacerebbe di più è riuscire a inserire in una storia questa sensazione di meraviglia e di poesia. Non voglio regalare sogni così brillanti da versare lacrime per la banalità della realtà, ma dare l’idea che la magia è lì, a portata di mano, e la realtà è ancora più abbagliante dell’universo che si coglie tra le pagine di un fumetto. Colgo l’occasione per informare chi mi segue che il volume a colori di Somnia è a buon punto e che a breve io e Federica cominceremo a pubblicare settimanalmente informazioni sul volume, disegni, video per tenere compagnia ai lettori fino alla pubblicazione. Buon weekend a tutti!

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